DURC per il broker assicurativo?? Le regole da seguire

DURC per il broker assicurativo?? Le regole da seguire

Il broker assicurativo esercita un’attività di intermediazione volta a mettere in relazione i propri clienti/scuole con le compagnie assicurative, alle quali non è legato da alcun impegno – elemento che lo distingue dall’agente assicurativo – lasciando il professionista libero di confrontare e individuare l’assicurazione e la polizza più adatta al cliente/scuola, sia in termini di spesa sia di coperture offerte.

L’ulteriore vantaggio dell’affidarsi al broker assicurativo è che la prestazione di intermediazione del broker è gratuita per la Scuola, in quanto viene remunerato dalle compagnie, tramite provvigioni.

Resta il dubbio se bisogna chiedere il DURC per usufruire dei servizi del broker. Questo è il quesito che ci pongono: vediamo di chiarirlo sulla base della normativa vigente.

L’attività di brokeraggio assicurativo è regolamentata dal Codice delle Assicurazioni (d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209) e vigilata dall’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni). All’art. 118, comma 1 d.lgs 209/2005 si legge:

“Salvo prova contraria a carico dell’impresa o dell’intermediario, le somme dovute agli assicurati ed agli altri aventi diritto a prestazioni assicurative si considerano effettivamente percepite dall’avente diritto solo col rilascio di quietanza scritta.” 

Il broker, peraltro, non è mai titolare di un mandato di rappresentanza e, pertanto, un pagamento allo stesso non avrebbe effetto liberatorio ai fini della copertura assicurativa.

L’articolo 48 bis dPR n. 602/1973 stabilisce che le PP.AA.:

“Prima di effettuare, a qualunque titolo, il pagamento di un importo superiore a diecimila euro, verificano, (…), se il beneficiario è inadempiente all’obbligo di versamento derivante dalla notifica di una o più cartelle di pagamento per un ammontare complessivo pari almeno a tale importo e, in caso affermativo, non procedono al pagamento”.

Pertanto, essendo la compagnia assicuratrice  beneficiaria dei pagamenti liquidati dalla Scuola, la verifica della regolarità contributiva (DURC) deve riguardare la compagnia assicuratrice e non va richiesto per il servizio di intermediazione. 

Anche il controllo erariale non può riguardare il broker/intermediario della pratica bensì concerne la sola compagnia assicuratrice

Gli ASSOCIATI possono consultare il d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209,  Codice delle Assicurazioni private.


devi essere un associato per leggere questo contenuto

Tributi e contributi, presto tutti pagabili con il modello F24

Tributi e contributi, presto tutti pagabili con il modello F24

Attualmente il modello F24 deve essere utilizzato per il versamento di tributi, contributi e premi. Il modello è definito “unificato” perché permette di effettuare con un’unica operazione il pagamento delle somme dovute, compensando il versamento con eventuali crediti. 

Le PP.AA., e le scuole in qualità di sostituto di imposta, utilizzano il modello “enti pubblici” (F24 EP) per eseguire i versamenti delle somme dovute per: 

  • ritenute alla fonte operate per l’imposta sul reddito delle persone fisiche;
  • ritenute alla fonte operate per l’addizionale comunale all’Irpef;
  • ritenute alla fonte operate per l’addizionale regionale all’Irpef;
  • imposta regionale sulle attività produttive (Irap);
  • tutti i tributi erariali.

Il modello F24 sta per diventare la modalità di riferimento privilegiata per tutti i pagamenti tributari e previdenziali. Lo prevede l’articolo 3-bis, legge n. 122/2022, di conversione del D.L. n. 73/2022 (c.d. “Decreto Semplificazioni”), che intende estendere ulteriormente l’utilizzo del modello F24 per il pagamento di imposte, tasse e contributi, comunque  denominati, in favore dello Stato, degli enti territoriali e previdenziali, al fine di consentire ai contribuenti di effettuare  pagamenti con una unica modalità.

Un apposito decreto del Ministero dell’economia e delle finanze dovrà individuare le ulteriori tipologie di versamento per le quali sarà possibile utilizzare il modello F24, oltre quelle già previste dall’art.17 comma 2 d.lgs. n. 241/1997.

Gli ASSOCIATI possono scaricare  il testo del decretolegge 21 giugno 2022, n. 73 (in Gazzetta  Ufficiale  Serie generale  n. 143 del 21  giugno  2022),  coordinato  con  la legge di conversione 4 agosto 2022, n. 122.


devi essere un associato per leggere questo contenuto

L’arte e la scienza sono libere

L’arte e la scienza sono libere

Abbiamo già trattato in due precedenti new la materia dell’incompatibilità (“Per il  pubblico dipendente il divieto di espletare incarichi extraistituzionali non è assoluto, ma … attenzione!!!!” e “Quello che il docente può chiedere, ma non l’ATA e neppure il dirigente”), ma proseguiamo dedicandoci ad un altro precipuo aspetto.

Il legislatore ha individuato una serie di incarichi che possono essere svolti senza necessità di acquisire la preventiva autorizzazione da parte della P.A./scuola. Le  attività  gratuite  che  siano  espressione  di  diritti della personalità  costituzionalmente  garantiti,  quali  la  libertà  di associazione   e   la   manifestazione  del  pensiero  (per  es., partecipazione ad associazioni, comitati scientifici,  pubblicistica, collaborazioni giornalistiche, ecc.) sono da ritenersi senz’altro esercitabili. Le attività che esulano dal regime autorizzatorio sono ora elencate al comma 6 dell’art. 53, del d.lgs. 165/2001, le cd. attività “liberalizzate” essendo espressione di libertà costituzionalmente garantite: 

  1. a) collaborazione  a  giornali,  riviste,  enciclopedie  e simili; per l’attività di giornalista qualora sia svolta in maniera non occasionale e retribuita è necessario richiedere la preventiva autorizzazione (Circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica n. 3/97);
  2. b) utilizzazione economica da parte dell’autore/inventore di opere d’ingegno e di invenzioni industriali;  
  3. c) partecipazione a convegni e seminari; 
  4. d) incarichi per i quali è corrisposto solo il rimborso delle spese documentate; 
  5. e) incarichi per lo svolgimento dei  quali  il  dipendente  è posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo; 
  6. f)  incarichi  conferiti  dalle  OO.SS.  a dipendenti  distaccati  o  in   aspettativa   non retribuita; 
  7. g) attività di formazione  diretta  ai  dipendenti  della P.A., come è, ad esempio, il personale scolastico.

Si tratta di  attività  che  sono comunque  consentite  purché  non interferiscano con le esigenze del servizio del dipendente scolastico  e  che,  se  a  titolo  oneroso,   siano   assoggettate   ad autorizzazione.

In particolare, rispetto a quella sopra citata, l’attività prestata per conto di società e associazioni sportive dilettantistiche  prevede per i dipendenti delle PP.AA. la possibilità di prestazioni fuori dall’orario di lavoro, fatti salvi gli obblighi di servizio, previa comunicazione annuale all’amministrazione di appartenenza. 

Se per le attività a favore di queste società/associazioni sportive dilettantistiche si ricevano somme, anche a titolo di premi e compensi oltre che di rimborsi spese, non oltre la somma di 10.000 euro (art. 36, c. 7 d.lgs. n. 36/2021), il dipendente pubblico dovrà richiedere la preventiva autorizzazione e non più presentare la sola comunicazione, poiché il rapporto di lavoro si qualificherebbe come “rapporto di lavoro sportivo”.

Gli ASSOCIATI possono consultare la Circolare 3/1997.


devi essere un associato per leggere questo contenuto

Ancora sul Piano annuale delle Attività di lavoro ATA

Ancora sul Piano annuale delle Attività di lavoro ATA

Come abbiamo già precisato nella new di due gg fa il Piano delle Attività di lavoro degli ATA concerne la pianificazione della gestione di questo personale (art.53 CCNL 29.11.2007). Per il personale docente un compito quasi analogo è svolto dal Piano delle attività docenti. Entrambi i Piani rappresentano la progettazione di modalità gestionali del personale scolastico, cioè di micro organizzazione, che peraltro da lungo tempo non è oggetto di contrattazione

A tal proposito giova rileggere l’art. 22 comma 4 lett. c) del CCNL 19.04.2018 per verificare che non è prevista la possibilità di contrattare il Piano delle Attività ATA, a differenza di quanto avveniva in passato: c1) l’attuazione della normativa in materia di sicurezza; c2) i criteri per la ripartizione del FIS;c3) i criteri per l’attribuzione di compensi accessori, incluse risorse alternanza scuola-lavoro, progetti nazionali e comunitari; c4) i criteri generali su determinazione compensi di valorizzazione del personale;c5) i criteri/modalità di applicazione dei diritti sindacali e contingenti previsti legge n. 146/1990; c6) i criteri individuazione di fasce temporali di flessibilità oraria in entrata/uscita ATA; c7) i criteri generali di ripartizione delle risorse per la formazione del personale; c8) i criteri generali per il diritto alla disconnessione; c9) i riflessi sulla qualità del lavoro/professionalità ATA delle innovazioni tecnologiche e dei processi di informatizzazione.

Può invece sorgere il dubbio se il Piano delle Attività di lavoro ATA debba essere  pubblicato e dove. Il d.lgs. n. 33/2013 e ss. mm. ii. ha riordinato la normativa, fornendo così una disciplina unitaria sugli obblighi di pubblicazione per finalità di trasparenza. La delibera ANAC n. 430/2016 è specificamente dedicata alle Scuole e precisa ciò che deve essere pubblicato: tra i documenti da pubblicare nella sezione Amministrazione Trasparente non è previsto nessuno dei due piani, né quello degli ATA né quello dei docenti. Nella sezione Pubblicità Legale del sito di ogni scuola è invece prevista la pubblicazione della delibera del Collegio Docenti di approvazione del Piano Annuale Docenti.

La pubblicazione dei dati comuni del Piano ATA (anagrafici, assegnazione ai settori/reparti/aree, orari, etc.) potrebbe comunque arrecare pregiudizio alle persone; si pensi ad es. alla necessaria segnalazione di mansioni ridotte per invalidità di un bidello.  Ai fini della privacy la pubblicazione dei dati, ancorché comuni, in tutti i casi deve sottostare al principio generale della previsione di legge, di regolamento fonte o atto amministrativo generale (MIUR), che per il Piano ATA non esiste.

Queste prescrizioni normative vengono rispettate pubblicando il Piano annuale delle Attività di lavoro ATA nell’area del sito riservata al personale ATA, con accesso limitato, salvaguardando le opposte esigenze di conoscibilità e privacy.

In allegato gli ASSOCIATI possono consultare e scaricare un esempio articolato di Piano Annuale delle Attività di lavoro ATA, strumento fondamentale del Direttore nella sua quotidiana attività organizzativa.


devi essere un associato per leggere questo contenuto