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Le PP.AA. e le scuole dematerializzate al tempo di Covid-19

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In tempo di emergenza sanitaria Covid-19 la Funzione Pubblica ha emanato una direttiva per spingere d'imperio le amministrazioni verso lo smart working, in teoria già previsto dalla norma, ma trascurato da molte PP.AA., tra le quali le scuole, abituate a lavorare con la carta, nonostante dal 2017 debbano essere dematerializzate.
Così lo ha applicato la Scuola, senza peraltro formalizzare il "lavoro agile" come la norma e la prassi delle altre amministrazioni prevedono, ma adottandolo tout court per gli amministrativi e parte dei tecnici.
La Scuola non si ferma: l'azione amministrativa scolastica continua digitalmente (richieste part-time, mobilità, passaggio di cattedra, concorso 24 mesi ATA, etc.).
È proprio sul fronte della dematerializzazione però che si apre una importante area di responsabilità e di eredità culturale. Sicuramente molte prestazioni lavorative sia nel pubblico sia nel privato possono essere svolte in modalità agile, prevalentemente da impiegati e dirigenti, cioè da quelle figure professionali che operano alla scrivania o meglio tramite una scrivania "virtuale". I problemi da risolvere però sono molti:
1. la "virtualizzazione" è strettamente connessa al digitale. Tutte le attività d'ufficio possono essere svolte in modalità agile, se normalmente si utilizza il "cloud";
2. l'attivazione di questa modalità di lavoro richiede tecnologia. A casa è indispensabile disporre di un p.c. portatile (o fisso); uno smartphone è utile anche per la messaggistica istantanea (WhatsApp o Signal);
3. il lavoro da remoto richiede un collegamento di rete con prestazioni adeguate. Infatti si devono rispettare i piani di sicurezza e i disciplinari di utilizzo delle risorse informatiche redatti - e aggiornati sul tema del lavoro agile - sulla base delle regole europee sulla protezione dei dati personali (GDPR - Regolamento 2016/679);
4. l'accesso pienamente efficace alle risorse remote è possibile solo se le attività lavorative sono digitali. Se il procedimento amministrativo è basato sulla carta è ovvio che bisogna passare in ufficio per prendere i faldoni d'archivio dove sono conservate le pratiche o i fascicoli personali e operare con essi; se il protocollo è solo formalmente elettronico e si usa come quello cartaceo, stampando mail e circolari, bisogna necessariamente protocollarle dall'ufficio.
A scuola il lavoro agile è stato ora trasformato nell'ordinaria modalità di svolgimento dell'attività lavorativa, ma l'abitudine all'apparire più che all'essere, la forma che prevale sulla sostanza stanno causando difficoltà. Il dirigente o il direttore che nella propria carriera lavorativa non è mai stato abituato ad organizzare il lavoro per processi e risultati, non è in grado di immaginare progetti lavorativi con un minimo di credibilità da far fare a casa. E così ancora troppi amministrativi, che pure potrebbero stare a casa, sono mandati in giro invano, mentre altri da casa tentano tutt'al più di scaricare la posta elettronica e protocollarla.... meno male che SIDI funziona da remoto.
La P.A., e la scuola, ha delle responsabilità chiare per aver dormito anni e anni e aver fatto molto poco per interiorizzare la dematerializzazione, però basta essere chiari: ora il lavoro agile scolastico altro non è se non un ammortizzatore sociale mascherato.
Bisogna togliere la maschera e se è vero, come molti dicono, che si innova nell'emergenza, più avanti non possiamo sottovalutare questa nuova modalità di lavoro, sicuramente meglio strutturata e disciplinata, nel mondo scolastico dove gli ATA dovevano essere fisicamente controllati con dati biometrici fino a pochi mesi fa.

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