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CONTRATTI ESPERTI ESTERNI LE NOVITA' DOPO IL JOBS ACT

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La legge 16.05.2014, n. 78 "Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 20 marzo 2014, n. 34, recante disposizioni urgenti per favorire il rilancio dell'occupazione e per la semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese."riforma il diritto del lavoro, attraverso diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 ed il 2015. Per quanto concerne la materia dei contratti d’opera ed in particolare le collaborazioni coordinate e continuative, il d.lgs. 15.06.2015, n. 81 dispone che a tutto il 2016 non si applichino le nuove disposizioni ivi previste per le P.A..

Le disposizioni del decreto sono finalizzate sostanzialmente a ricondurre al lavoro subordinato le collaborazioni “esclusivamente personali, continuative, di contenuto ripetitivo e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi ed ai luoghi di lavoro”. Pertanto, mentre tali tipi di collaborazioni restano da subito vietate per i datori privati, il divieto per le amministrazioni pubbliche, e per le scuole, scatta solo dal primo gennaio 2017.

Resta il fatto che, al di là della nuova configurazione delle co.co.co. data dal d.lgs. n. 81/2015, per le P.A. simili collaborazioni personali, ripetitive ed organizzate in tutto e per tutto dal datore sono vietate ormai da anni.

L’articolo 7, commi 6 e seguenti, d.lgs. n. 165/2001 non solo consente le collaborazioni solo a condizione che vi sia la dimostrazione dell’assenza delle professionalità necessarie nei ruoli, si dia corso ad una procedura selettiva e si dia luogo a prestazioni altamente qualificate, ma dispone espressamente che “Il ricorso a contratti di collaborazione coordinata e continuativa per lo svolgimento di funzioni ordinarie o l’utilizzo dei collaboratori come lavoratori subordinati è causa di responsabilità amministrativa per il dirigente che ha stipulato i contratti”.

Nella sostanza, pertanto, il d.lgs. n. 81/2015 non incide in modo significativo sulle co.co.co. nell’ambito pubblico, e perciò della scuola, e rimanda all’eventuale nuova regolazione normativa lasciata alla riforma della PA.

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