INTERESSANTE SENTENZA DELLA CASSAZIONE SUI I PERMESSI RELATIVI ALLA LEGGE 1014

SENTENZA-MODELLO-PER-CHI-ABUSA-DELLA-104

Nella sentenza n. 9217/2016 la Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha dichiarato legittimo il licenziamento del lavoratore di una impresa privata che abbia utilizzato gran parte del "permesso" ex Legge 104/92 per scopi personali e non per assistere il parente disabile. Non è ammissibile, infatti, un'assistenza solo parziale delle ore concesse dal datore di lavoro che, per sopperire all'assenza del dipendente, deve sopportare modifiche organizzative per esigenze di ordine generale Il ricorrente, infatti, aveva richiesto alcuni permessi ex L. n. 104/1992 per prendersi cura di una parente non convivente, affetta da grave disabilità. Tuttavia il dipendente aveva assistito la parente per un numero di ore assai minore rispetto a quelle previste dal permesso: in una prima occasione trascorreva solo 4 ore e 15 minuti presso l'abitazione dell'assistita e, in una seconda occasione, solo 3 ore e 25 minuti. Tale comportamento integra la figura dell'abuso del diritto, sostiene il giudice di seconde cure, in relazione a permessi che dovevano essere svolti in coerenza con la loro funzione, posto che per oltre 2/3 del tempo previsto il lavoratore non aveva svolto alcuna attività assistenziale. L'assistenza per la quale il permesso fu richiesto non fu effettuata per l'orario dovuto in quanto il ricorrente si occupò di altro, nonostante la richiesta di un permesso per assistenza presupponga, come logico, che ci si obblighi effettivamente a fornirla "senza che sia lecito occuparsi proprio in quelle ore, come sembra di capire, di sospetti pericoli di furti nella propria abitazione o pedinamenti anomali e via dicendo".  La sentenza conferma e sottolinea l'orientamento di legittimità secondo cui "il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex art. 33 L. n. 104/1992, si avvalga dello stesso non per l'assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l'ipotesi dell'abuso di diritto, giacché tale condotta si palesa, nei confronti del datare di lavoro come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell'affidamento riposto nel dipendente ed integra nei confronti dell'Ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un'indebita percezione dell'indennità ed uno sviamento dell'intervento assistenziale ".